Tema

RintracciArti 2007: “la follia gentile”

“Se ci rammentiamo della nostra comune follia, i misteri scompaiono e la vita riceve una giustificazione”. (Mark Twain)
“Non si saprebbe acquisire la conoscenza intuitiva di un altro mondo senza sacrificare una parte della ragione che ci è necessaria a questo mondo”. (Karl Immanuel Kant)
“Le malattie, la pazzia e la morte furono gli angeli neri che vegliarono sopra la mia culla e mi accompagnarono fin dall’infanzia” (Edvard Munch)
“Non esiste alcun ingegno se non mescolato alla pazzia.” (Francesco Petrarca)

La follia è davvero una malattia, comunque un’anomalia, o non è piuttosto un modo dell’individuo – spesso il solo che gli è dato – per reagire alla normalità che pretende di sopprimere la sua individualità?
E, al contrario, non è forse il modo in cui la normalità organizzata reagisce al tentativo, sentito come un pericolo intollerabile, di minarne le fondamenta?
Quante volte ci siamo trovati dalla parte della follia, o da quella della normalità, contesi tra questi due interrogativi, che esprimono in fondo la stessa domanda?
Solo lui, il ‘folle’ potrebbe rispondere. Ma il folle è, per antonomasia, colui che non può rispondere, che è muto, “irresponsabile” appunto.
Chi non è o non è stato per essere, sicuro di non essere folle?
La follia riguarda tutti noi. Come la felicità, cui sotto molti aspetti si avvicina, nella pienezza, nell’irresponsabilità, nella pericolosa vicinanza alla verità.

Il tema dell’edizione 2007 è intitolato “follia gentile” e si propone, attraverso i vari contributi, di dare una risposta ‘dal punto di vista dell’arte e della società’, di segnare, per così dire, gli avamposti del nuovo rapporto tra società e follia.
La rassegna non suggerisce risposte, ma cerca di definire questa incerta, labile frontiera, evidenziando il modo in cui il mondo delle regole cerca di accostarsi al mondo della follia. Con cautela e rispetto ma soprattutto con la capacità di imparare a riconoscersi nella diversità.